SIPGO Società Italiana per la Psicosomatica in Ginecologia e Ostetricia
Recensioni

Dario Casadei, Pier Luigi Rigetti (a cura di)
L'intervento psicologico in ginecologia
Edizioni Magi, Roma 2007

Il libro prende in considerazione il ruolo che la psicologia può assumere in ambito ginecologico, con particolare riguardo all'esperienza ospedaliera. Ciò nell'intento di riportare la malattia ad una dimensione "umana e personale", riducendo i rischi correlati a un approccio tecnico e burocratico.
Gli Autori (ginecologi, psicologi, psicoterapeuti, chirurghi, oncologi e studiosi di bioetica) focalizzano la loro attenzione su situazioni critiche della pratica ginecologica, quali la diagnosi e il trattamento dei tumori, le problematiche sessuali, i disturbi della menopausa, la procreazione medicalmente assistita e la diagnosi prenatale.
La ricchezza dei contributi e la loro multidisciplinarietà comporta inevitabilmente qualche discontinuità nell'approfondimento degli argomenti trattati. Tuttavia riteniamo che il libro rappresenti uno stimolo efficace per tutti gli operatori del settore invitandoli ad una integrazione di corpo e psiche, particolarmente necessaria in ambito ginecologico.

Luciana Tumiati


Pier Luigi Righetti, Dario Casadei (a cura di)
Sostegno psicologico in gravidanza
Edizioni Magi, Roma 2005

Il libro pone al centro dell'attenzione il vissuto psichico della donna in gravidanza e il suo contesto relazionale e familiare.
I temi trattati concernono sia il percorso fisiologico della gravidanza, del parto e della transizione alla genitorialità, sia alcune situazioni patologiche, quali la depressione pre e post-partum, la morte endouterina e l'aborto.
La pratica quotidiana dell'ostetricia è divenuta via via più complessa: se in passato il medico si avvaleva di un atteggiamento paternalistico che spesso lasciava poco spazio alla relazione con la paziente, in tempi più recenti si è resa necessaria un'informazione puntuale e particolareggiata che fornisca alla donna gli elementi per poter operare una scelta maggiormente consapevole. Questo tuttavia non è ancora sufficiente, dal momento che non di rado la gestante necessita di una presa in carico psicologica, soprattutto nelle situazioni a maggior rischio. I numerosi casi clinici riportati servono a far riflettere su quanto talune prassi cliniche, focalizzandosi sull"'organo da curare", dimentichino la complessità dei vissuti in gravidanza.
Il testo presentato riveste dunque un valore formativo e si propone di offrire un modello integrato tra psicologia e ostetricia, consapevole del fatto che la psicoprofilassi ostetrica oggi non può rivolgersi solo alla donna-madre, ma deve tener conto del partner, del bambino, della famiglia e della società cui la gestante appartiene.

Luciana Tumiati


Giovanna Sestetti e Anita Regalia (a cura di)
Il dolore è... nel parto
Mimesis Edizioni, Milano 2007

L'attualità e la diffusione del dibattito riguardante l'analgesia epidurale durante il travaglio di parto rappresentano il tema centrale di questo libro, che si avvale di una serie di importanti contributi.
Il dolore del parto viene infatti indagato in tutta la sua complessità: evitando di isolarlo dall'esperienza della nascita gli Autori (meglio sarebbe dire le Autrici per la quasi totale presenza femminile) sottolineano l'importanza che esso assume nel guidare la donna attraverso l'esperienza trasformativa del diventare madre.
Il libro accompagna il lettore in approfondimenti tematici che si avvalgono di contributi multidisciplinari. Nei primi capitoli il dolore viene indagato attraverso categorie psicologiche e psicoanalitiche, si passa poi alla descrizione della neurofisiologia della risposta dolorosa per approdare infine al sostegno che l'ostetrica può garantire alla donna al momento del travaglio. Non mancano né l'opinione della neonatologa né l'esperienza diretta raccolta attraverso i racconti delle donne, vere protagoniste del parto. Soprattutto ci paiono di ampio respiro le conclusioni. Le Autrici non vogliono ridurre il tema del dolore nel parto al conflitto di opinioni circa l'opportunità di praticare l'epidurale, ma desiderano opporsi ad una cultura dell'esteriorità, dell'efficienza e della prestazione che tenta di addomesticare il corpo e di ridurre l'esperienza del parto a un problema tecnico. La questione a questo punto si amplia e da culturale diventa filosofica. Negli anni '80 Sheila Kitzinger, una grande studiosa della nascita, scriveva che "il modo in cui si mette al mondo un figlio è importante per tutti noi, perché è strettamente connesso con il tipo di società in cui vogliamo vivere".

Luciana Tumiati


Pier Luigi Righetti, Serena Luisi
La procreazione assistita - Aspetti psicologici e medici
Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2007

Il desiderio di un figlio affonda le sue radici nell'infanzia, matura nella progettualità di coppia, si concretizza nell'incontro di due corpi che posseggono le competenze necessarie per la riproduzione. E' inevitabile quindi che in questo lavoro di Pier Luigi Rigetti e Serena Luisi riguardante la procreazione assistita trovi ampio spazio sia la trattazione medico-specialistica dell'infertilità di coppia e delle attuali tecniche per poterla superare, sia l'osservazione delle ripercussioni psicologiche che accompagnano la diagnosi di infertilità e le procedure di trattamento.
Particolare attenzione viene riservata nel testo a due argomenti di cui normalmente poco si dibatte: il primo è l'impatto che l'infertilità ha sull'uomo, sottolineando come la perdita della capacità di fecondare la propria compagna possa minare significativamente l'identità di genere maschile; la seconda è il futuro riservato ai bimbi nati con le tecniche di procreazione assistita, distinguendo le fecondazioni omologhe da quelle eterologhe.
Un appunto che può essere mosso al testo, per altro chiaro e accuratamente documentato, riguarda le conclusioni cui gli Autori approdano, che a noi sembrano alquanto ottimistiche. La "nascita tecnologica" viene connotata in modo esclusivamente positivo e il desiderio di un figlio considerato un diritto da perseguire con tutte le risorse a nostra disposizione. Louise Brown, la prima figlia della provetta, ha compiuto in questi giorni 29 anni. Sarebbe interessante indagare se l'essere stata concepita fuori dal grembo materno ha avuto su di lei e sulle decine di migliaia di bambini che l'hanno seguita ripercussioni affettive e riproduttive.

Luciana Tumiati


Luciana Tumiati
La freccia e il dolore. Vaginismo e condizione femminile
Bollati Boringhieri, Torino 2006

La sindrome del vaginismo, "pronta a nascondersi nei paragrafi minori dei trattati di medicina", non si esaurisce certamente nell'evidenza dei sintomi. Come l'anoressia, è un disturbo in cui, assai più che la disfunzione organica, conta la storia personale della malata e il senso che ella le attribuisce. Questa storia, a sua volta, può essere letta come variazione su un tema, rappresentato dalla storia del femminile, così come è raccontata nella cultura occidentale.
Questa è la cornice entro cui Luciana Tumiati, ginecologa e psicoterapeuta, conduce la sua analisi del vaginismo. I rilievi medici si intrecciano perciò con quelli antropologici e sociologici, nonché con i riferimenti mitici e letterari, che permettono di umanizzare l'insensatezza del sintomo. In particolare la mitologia greca, con la varietà delle sue figure femminili, dà all'Autrice l'opportunità di tracciare una sorta di genealogia dei disturbi delle donne.
Assunto di base del libro è che il vaginismo non può essere compreso, e curato, fuori del rapporto che la donna ha con la propria corporeità e con l'immagine del maschile. E che la guarigione ha a che fare con la separazione dal mondo endogamico e l'accettazione del rischio dell'incontro con l'altro.
Numerosi ed estesi casi clinici mostrano, nella concretezza del rapporto terapeutico, la varia eziologia del vaginismo, il suo declinarsi nelle vicende del transfert e del controtransfert, le paure, le sofferenze, le fughe, i successi e le sconfitte della lotta delle pazienti con il loro demone.

Questo libro mostra in modo esemplare come una grande competenza - medica, antropologica, psicologica - unita a un interesse appassionato per l'oggetto di indagine permettano, partendo da alcune evidenze sintomatiche, di disegnare un paesaggio umano estremamente complesso e variegato. Si prenda il caso del vaginismo, una sindrome poco nota, nascosta nei paragrafi minori dei trattati di medicina, un disturbo che la medicina tradizionale tendeva a sottovalutare o, viceversa, suggeriva sbrigativamente di curare chirurgicamente. Se si resta attaccati al sintomo, effettivamente si rischia di cadere nella stessa angustia claustrofilica che il vaginismo esibisce; e allora, sembra dire l'Autrice (che è ginecologa e psicoterapeuta), occorre applicare alla nostra riflessione sul vaginismo quella disponibilità a seguire tutte le piste, ad allargare continuamente il quadro, che è poi ciò che manca alla struttura psicologica profonda delle vaginiste.
Il libro della Tumiati non è allora soltanto una esauriente e aggiornata rassegna della storia del vaginismo, delle diverse ipotesi eziologiche e delle terapie suggerite. Utilizzando sapientemente numerose emozionanti storie cliniche, l'Autrice inquadra il vaginismo nel più vasto contesto della storia della condizione femminile, dei problemi che le donne hanno dovuto affrontare nel rapporto con l'altro sesso e delle risposte, spesso inadeguate e difensive ma sempre sofferte, che a tali problemi hanno dato. Alla considerazione medica si affiancano perciò i risultati delle ricerche antropologiche, sociologiche, psicologiche e i dati offerti dalla iconologia e dalla mitologia, nei quali si nascondono le configurazioni originarie su cui si modellano le singole storie cliniche. Accade così che uno spasmo muscolare diventi un racconto di sofferenze, di paure, di fughe ostinate. Un racconto che la Tumiati dipana con uno stile piano, persuasivo, e perciò tanto più avvincente.

Prof. Romano


Frigoli D., Cavallari G., Ottolenghi
La psicosomatica, il significato e il senso della malattia. 2000
Xenia Edizioni

Un libro per non addetti ai lavori che spazia tra i principali temi della psicosomatica.. "Come comprendere il linguaggio del corpo". "La malattia come espressione dell'inconscio personale e collettivo", "il significato psicosomatico delle grandi malattie del nostro tempo". Divulgazione ad alto livello con definizioni semplici, ma non riduttive dei grandi temi della medicina olistica. Un capitolo è dedicato ai casi particolari: l'AIDS, il diabete, l'ipertensione, il cancro etc. L'impostazione generale è quella che deriva dalla psicologia del sé.

Chiara Benedetto


Alain Ehrenberg
"La fatica di essere se stessi" - Depressione e società
Einaudi, Torino 1999

Il libro del sociologo Alain Ehrenberg si confronta con il problema delle connessioni possibili fra vita psichica e vita somatica e si interroga sul nodo epistemologico riguardante la possibilità di oggettivare ciò che è soggettivo giungendo ad affermare che non esistono segni corporei che consentono di fare diagnosi di una condizione psichica.
Viene affrontato con acume e rigore il tema della farmacoterapia antidepressiva, illustrando cosa siano gli psicofarmaci antidepressivi e come agiscano.
L'immagine sociale della depressione è l'area tematica su cui vengono focalizzate le analisi sociologiche dell'autore che esamina riviste, giornali, media, il tutto per andare alla ricerca del senso che l'essere depressi assume in questa società
Eherenberg ipotizza che nella depressione si esprima la "patologia" di una società nella quale la norma viene fondata sulla responsabilità individuale,sulla capacità di iniziativa, sull'autonomia nelle decisioni e nell'azione.
L'asse della patologia si sposta oggi dalla tristezza alla inibizione dell'azione, si delinea una "patologia dell'insufficienza" a fronte di una società che pretende "individui-traiettoria".
La prospettiva originale di Ehrenberg che emerge dalla tesi conclusiva del libro propone l'inconciliabilità fra l'alta efficienza e capacità pragmatica e decisionale che la società richiede con la fragilità e con la responsabilità vissuta come un " peso", con la fatica di essere se stessi che caratterizza la condizione depressiva.
Personalmente ho trovato il libro di Ehrenberg ricco di spunti per una lettura più articolata del fenomeno "depressione", in particolare per quanto attiene al bilancio esistenziale che interviene nelle donne che affrontano la menopausa. La donna-traiettoria spesso si trova a vivere la menopausa come una insuperabile insufficienza, e questo contribuisce a sviluppare sintomi depressivi.
La prefazione di Eugenio Borgna permette di comprendere meglio come, in un orizzonte fenomenologico- esistenzialista, le "pillola della felicità" possano solo contribuire ad una ulteriore deprivazione per una umanità esistenzialmente fragile.

Antonella Debora Turchetto, Ginecologa Psicoterapeuta, Venezia


Pierre Fédida
"Il buon uso della depressione"
Introduzione di Stefano Mistura
Einaudi, Torino 2002

L'autore , professore di psicopatologia presso l'Università di Parigi, realizza un difficile lavoro capace di rendere conto dal punto di vista ontologico del fenomeno della "depressione vitale".
E' sufficiente eliminare i sintomi della depressione per guarirne? Si può debellare così facilmente la sofferenza psichica che è alla base dello stato depressivo?
La prospettiva di Fédida sottolinea tutte le potenzialità di una corretta relazione tra sostanza chimica e parola, in modo tale che sia per effetto della psicoterapia che la sostanza chimica diventi "farmaco"efficace.
Ma è solo con la psicoterapia che si giunge poi al riconoscimento della soggettività di cui è dotata la nostra identità.

Antonella Debora Turchetto, Ginecologa Psicoterapeuta, Venezia


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